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Acquedotto del Triglio - tarantotours.it

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Acquedotto del Triglio

ARCHEOLOGIA e MONUMENTI
L'Acquedotto del Triglio è un'imponente opera di ingegneria idraulica lunga circa 18 km che si snoda tra i territori di Crispiano, Statte e Taranto. Nato in epoca romana per servire la colonia di Neptunia e le ville suburbane, ha garantito l'approvvigionamento idrico della città di Taranto per secoli fino al 1943.
Origini e Epoca Romana
  • Datazione: Costruito tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C..
  • La struttura originaria: Originariamente, il sistema si basava su una complessa rete di cunicoli sotterranei scavati nel banco roccioso, alimentati da sei sorgenti del Monte Crispiano.
  • Lo scopo: Lo scopo primario era portare acqua potabile alle ville della periferia tarantina, aggirando l'impaludamento della zona, e servire un molo per il rifornimento delle navi nel Mar Grande.
Il Restauro di Carlo V (Rinascimento)
Dopo secoli di abbandono e danneggiamenti, fu l'ingegnere tarantino Marco Orlando a rimettere in funzione l'acquedotto nel 1543, per volere di Carlo V.
  • In questa fase vennero ripulite le condotte ipogee e costruiti oltre 200 archi per superare la palude di S. Brunone.
  • L'acqua raggiunse per la prima volta il centro storico di Taranto, sgorgando nella monumentale Piazza Fontana.
Dalla Rinascita Industriale alla Distruzione
  • 1884: L'amministrazione comunale ripristina nuovamente il condotto per alimentare la nascente base navale, l'Arsenale e il Borgo.
  • 1943: L'ultimo utilizzo attivo risale all'agosto del 1943, quando i bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale distrussero definitivamente i condotti al rione Tamburi.
Il Triglio Oggi
Oggi l'opera è tutelata e figura spesso tra i beni dei Luoghi del Cuore del FAI (Fondo Ambiente Italiano). Purtroppo, versa in stato di forte degrado a causa dell'abbandono e della vicinanza all'area industriale tarantina.
L'Acquedotto del Triglio:
Circa otto chilometri di gallerie sotterranee che convogliavano l' acqua  raccolta da numerose sorgenti per farla tambureggiare  sugli archi  a tutto sesto della parte emersa  verso Taranto.
E' una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica di epoca romana presente nel territorio tarantino, tanto da percorrere il territorio di tre comuni (Statte, Crispiano e Taranto).
Si sviluppa parte in sotterraneo e parte in elevato, con una serie di archi canale (che attualmente costeggiano la S.P. 48 nei pressi dell'Ilva), cioè, strada Taranto-Statte. e, che un tempo trasportavano acqua alla città di Taranto.
Le gallerie sono in parte attive, cioè con la presenza di acqua che scorre, ed n parte fossili.
Da valutazioni archeologiche e storiche basate sulle tecniche idrauliche e di scavo delle gallerie, si ritiene che il primo tratto, che va dalle sorgenti fino a Statte, sia stato costruito per uso privato delle ville suburbane, nell'anno 123 a.C., al tempo dei Gracchi, quando giunse a Taranto la colonia Neptunia o Maritima. L'acqua divenne di uso pubblico dopo la caduta dell’impero romano, e fu introdotta a Taranto durante il regno di Totila, re dei Goti, nel 545 d.C. circa. Tale ipotesi tuttavia è stata superata e recenti studi attestano che l'opera fu costruita per portare l'acqua all'allora fiorente porto di Taranto.
L'Acquedotto è alimentato dalle sorgenti che scaturiscono dal Monte Crispiano, confluendo nella vallata del Triglio, ed è costituito da un sistema di gallerie sotterranee artificiali scavate in un banco roccioso. Le gallerie sono alimentate da sei sorgenti, alcune delle quali sono fossili. Queste acque sono drenate, attraverso dei raccordi, in un collettore e vengono convogliate in una galleria principale che passa sotto la collina Montetermiti, attraversa Statte in Via Delle Sorgenti, passa nei pressi dell'attuale Casa Comunale, quindi raggiunge la Fontana Vecchia di Statte e prosegue in direzione di Taranto incanalata sugli archi fino alla città, dove nel suo ultimo periodo di lavoro, alimentava la fontana della Gran Piazza (Piazza Fontana).
Gli archi attuali sono un rifacimento di quelli originali; l'ultima ricostruzione si deve ad un progetto dell'ingegnere tarantino Marco Orlando alla fine dell'ottocento.
L'acquedotto del Triglio attraversa Statte lasciando anche qualche piccola traccia in superficie: le torrette in tufo che emergono in corrispondenza della zona sotterranea dell'acquedotto e che distano tra i trenta ed i settanta metri l'uno dall'altro sono in realtà pozzetti di areazione, che ne segnano il percorso lungo la via detta appunto “delle Sorgenti”, impiegati in passato sia per l'estrazione dei materiali cavati sia per la pulizia di detriti che tendono ad ostruire le gallerie
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