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La Città dei Due Mari: Mar Piccolo e Mar Grande - tarantotours.it

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La Città dei Due Mari: Mar Piccolo e Mar Grande

LA CITTA' di Taranto
Territorio di Taranto
«Mentre la maggior parte del golfo di Taranto è importuosa, a Taranto c'è un porto molto bello e ampio del perimetro di 100 stadi, chiuso da un grande ponte. Tra il fondo del porto e il mare aperto si forma un istmo, sicché la città sorge su una penisola e poiché il collo dell'istmo è poco elevato, le navi possono essere facilmente trainate da una parte all'altra»
(Strabone - Geografia, VI, 3, 1. Traduzione di Nicola Biffi)
Morfologia
Taranto si estende per 249,86 km² e rappresenta il naturale affaccio sull'omonimo golfo dell'arco ionico tarantino. Presentando una morfologia del territorio prevalentemente pianeggiante, la città si sviluppa lungo tre penisole naturali e un'isola, quest'ultima nucleo storico dell'abitato, formatasi durante la costruzione del fossato del Castello Aragonese. Il comune possiede sei exclavi, tra cui la frazione di San Donato. L'epiteto Città dei due mari si deve al mar Grande e al mar Piccolo, attorno ai quali si trovano la maggior parte degli insediamenti abitativi.
Veduta sul Canale Navigabile da Corso due Mari. A sinistra, il Castello Aragonese, al centro il Ponte San Francesco di Paola.
Mar Grande e mar Piccolo
Il mar Grande bagna la costa esterna, racchiusa nella baia delimitata a nord-ovest da Punta Rondinella e a sud da Capo San Vito. L'arco ideale creato dalla baia naturale si chiude con le Isole Cheradi. Questo mare si congiunge col mar Piccolo in soli due punti, rappresentati dal canale naturale di Porta Napoli e dal canale artificiale navigabile che separa lo storico insediamento urbano dalla parte più estesa della città.
Il mar Piccolo, considerabile dunque un mare interno, è costituito da due seni idealmente divisi dal Ponte Punta Penna-Pizzone, che congiunge la Punta Penna con la Punta Pizzone: il primo seno ha la forma di un triangolo grossolano, i cui vertici meridionali sono rappresentati dall'apertura a est sul secondo seno, e da quella a ovest sul mar Grande; il secondo seno ha invece la forma di un'ellisse, il cui asse maggiore misura quasi 5 km.
Sia i venti sia le maree, insieme alle sorgenti sottomarine con diversa salinità, condizionano l'andamento delle correnti di tipo superficiale e di tipo profondo tra i due mari. Sia i due seni del mar Piccolo sia il mar Grande, potrebbero avere antichissime origini vulcaniche. Nel mar Grande e nella parte settentrionale di entrambi i seni del mar Piccolo sono localizzate alcune sorgenti come quella del Tara (a nord del mar Grande), del Galeso (primo seno del mar Piccolo), Riso e del Cervaro o Battendieri (secondo seno del mar Piccolo nei pressi della Palude La Vela) e sottomarine chiamate citri, che apportano acqua dolce non potabile mista ad acqua salmastra, creando una condizione idrobiologica ideale per la coltivazione dei mitili, comunemente chiamati «cozze».
Clima
«Taranto è una città perfetta. Viverci è come vivere nell’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta.
Qui Taranto nuova, là, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari, e i lungomari»
(Pier Paolo Pasolini - La lunga strada di sabbia)

MAR PICCOLO
Il Mar Piccolo di Taranto è laguna. Consta di due seni (l’uno occidentale e l’altro orientale) collegati al mare aperto dai due canali che bagnano la Città Vecchia. I due seni del Mar Piccolo sono separati all’origine dalle penisole di Punta Penna e Pizzone che, nel 1977, sono state collegate dal ponte “Aldo Moro”.
Le acque del Mar Piccolo privilegiano l’allevamento di mitili, perché rese più dolci (rispetto a quelle di Mar Grande) dalla presenza di numerosi citri o sorgenti sottomarine. Entrambi i seni vengono alimentati da due fiumiciattoli quali il Galeso, il Cervaro ed il Canale d’Aiedda.
Un tempo qui vi si allevavano anche le ostriche e della Pinna Nobilis da cui si ricavava il bisso. Ma si lavoravano anche le lane e si estraeva l’argilla.
La Comunità Europea, con direttiva 94/43/ CEE,  ha riconosciuto questo luogo sito di interesse comunitario (S.I.C.) data la sua rilevanza dal punto di vista ambientale e faunistico.
La particolare magia di questo posto è associata alla sua storia che risale al VI millennio a.C.
Qui l’uomo ne ha modificato profondamente  l’aspetto naturale di un territorio inserendovi strutture abitative e produttive quali ville romane e masserie, luoghi di culto (templi, chiese), strade e particolari divisioni dei campi che rispettano le unità di misura antiche e che sopravvivono ancora oggi.
Di grande uso qui è la pietra, scavata a mano sino in profondità in epoca romana come in epoca medievale per dar luogo ad un acquedotto e finanche a sepolture di cui si conservano oggi evidenti tracce nei pressi della Masseria San Pietro (Relais Histò).
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